bed and breakfast napoli la colazione servita presso il nostro bed and breakfast a napoli una serata frizzante al bed and breakfast napoli | i visconti bed and breakfast napoli | i visconti un B&B accogliente a Napoli

Napoli - Guida turistica per il visitatore

Napoli: un grande inedito. Con questa sintetica frase molti studiosi di cose napoletane amano definire questa città, descrivendola come un enorme e intricato involucro di oggetti - architettonici, artistici e storici - in gran parte ancora da studiare e valorizzare.

Guida Turistica a Napoli


Napoli Guida Turistica

Il viaggiatore che giunge in città s'imbatte immediatamente nella singolare compresenza di antico e moderno, anche a pochi metri di distanza, accompagnato dall'innegabile traffico automobilistico che spesso congestiona le vie; basta però inoltrarsi nel centro storico per comprendere la storia millenaria della città, che conserva l'identico tracciato delle vie del IV secolo a. C., oggi museo all'aperto, con strade attive e abitate, testimone della stratificazione storica avvenuta suglistessi luoghi, per secoli. La città, infatti, non ha avuto una naturale espansione orizzontale ma è cresciuta quasi su se stessa, adattandosi alla morfologia del golfo circondato da colline, e ciò ha consentito di conservare tutte le fasi storiche attraverso i suoi monumenti

Napoli: le origini.

Il primo luogo di insediamento urbano risale al VII secolo a. C., quando Greci provenienti dalla vicina Cuma fondarono Partenope sul promontorio di Pizzofalcone (monte Echia). Sedato il timore dell'espansione etnica e vinta la battaglia navale da parte dei Cumani e Siracusani (474 a. C.), si fondò Neapolis, nella zona più a valle verso il mare: una nuova città accanto all'antica Partenope che diventò per questoPalepolis. Cinta da mura difensive, Neapolis acquista un impianto regolare comune ai centri della Magna Grecia, con platee uguali divise da tre grandi strade parallele intersecate da altre più piccole, tracciato viario visibile ancora oggi.

Dopo le tre guerre sannitiche Napoli, nel 326 a.C, cede alla potenza di Roma riuscendo a mantenere una certa autonomia. Da civitas foederata, nell'89 a.C., diventa municipio romano, meta di patrizi e imperatori; nell'ariosa Neapolis di Grazio si costruiscono grandi edifici civili, come il tempio dei Dioscuri, il Macellum (oggi visibile negli scavi di San Lorenzo), i complessi termali (come quello su cui sorgerà Santa Chiara) e le lussuose ville come quella di Lucullo. La diffusione della culturagreco-ellenica continua fino alla caduta dell'impero romano (476 d.C.) e alla conquista bizantina (553 d.C.). Mentre i Longobardi avanzano a Benevento. Capua e Salerno, Napoli avvia un processo di indipendenza da Bisanzio divenendo ducato autonomo con a capo duchi-vescovi, committenti di molte basiliche paleocristiane.

Napoli: Il Medioevo e il Rinascimento

Nel 1030. con la donazione della contea di Aversa da parte del duca Sergio IV al normanno Drengot, inizia la decadenza del Ducato, che crolla definitivamente sotto il Regno delle due Sicilie di Ruggero II d'Altavilla. Durante la monarchia normanno-sveva (1139-1266), la città si fortifica con nuove costruzioni, come il Castel Capuano e il Castel dell'Ovo; nel 1224 Federico II vi fonda lo Studio, università laica in opposizione a quella bolognese. Per volere dei sovrani angioini, dal 1266 inizia un periodo di espansione urbana verso il mare e di risanamento edilizio: si costruisce la nuova residenza di Castelnuovo, vengono istituiti i Sedili, edifici di rappresentanza cittadina, e si da inizio alle grandi fabbriche religiose. come quelle del Duomo, di San Lorenzo, di San Domenico, di Santa Chiara e di San Martino. Durante i regni di Carlo II (1285-1309) e Roberto d'Angiò (1309-1343), Napoli diventa un importante centro di ricezione e diffusione culturale, basti ricordare le presenze di Simone Martini (1317), Boccaccio (1327-1341), Gioito (1328-1333) e Petrarca (1341).
Napoli

Dopo la dinastia dei d'Angiò-Durazzo e le tumultuose, sanguinose vicende della regina Giovanna II (1414-1435), nel 1443 Alfonso I il Magnanimo entra da trionfatore in città dando origine al regno aragonese, che comprendeva la Sicilia, la Catalogna, Valenza e Maiorca. Comincia qui il "Rinascimento" napoletano che ha il suo epicentro culturale in città ma che recepisce stimoli da tutto il Mediterraneo. Il monumento rappresentativo di questo periodo è certamente l'Arco marmoreo di Castelnuovo, mentre molte altre testimonianze sono irrimediabilmente andate perdute, come la villa di Poggioreale costruita da Giuliano da Maiano. È un momento felice per la cultura e le arti figurative, favorite sia dallo sviluppo locale delle corporazioni dei mestieri, sia dall'arrivo di tante maestranze "straniere". L'opera di Colantonio, maestro di Antonello da Messina, testimonia la diffusione della pittura fiamminga e borgognona, generata dai soggiorni di Jan van Eyck e Barthélemy d'Eyck (1438-1442).

Il Viceregno spagnolo

L'indipendenza del regno Termina con la discesa in Italia di Ferdinando Il Cattolico. Le truppe spagnole del generale Consalvo di Cordoba conquistano Napoli nel 1503 e da questo momento in poi, per due secoli, regnerà il viceregno spagnolo. Con alterne vicende e con il susseguirsi di tanti viceré nominati da Madrid, Napoli attraversa momenti difficili ma di profonda trasformazione: prende forma la città che comincia a somigliare a quella attuale. Gli interventi (attuati solo in pane rispetto ai progetti) del viceré don Pedro de Toledo (1532-1553) si concentrano sull'ampliamento delle mura cittadine e sulla riqualificazione urbana, rispondendo al fenomeno di congestione demografica già presente a quei tempi. Napoli, infatti, ai primi del Seicento arriva a essere la città più popolosa d'Europa dopo Parigi. Alla committenza vicereale si aggiunge quella dei nuovi ordini religiosi, dei Teatini e dei Gesuiti, che si aggiungono ai frati conventuali (Francescani, Domenicani, Certosini).

Alla fine del Cinquecento, infatti, si assiste a un enorme sviluppo edilizio: palazzi, ma soprattutto chiese e monasteri si moltiplicano e ampliano: anche l'enorme sviluppo delle attività caritativo-assistenziali, con la nascita di numerose confraternite, congregazioni e banchi di pietà, contribuiscono a questo fenomeno che tende a edificare ogni spazio possibile all'interno della mura. Se questa congestione edilizia può essere mortificante per la città, tanto da ripercuotere conseguenze fino ai nostri giorni, il risultato è anche un fiorire interminabile di committenze artistiche, di manufatti d'arte, di architetture religiose e civili dagli stili più disparati. Basti pensare alla descrizione della Napoli Sacra di Cesare d'Eugenie (1623) con più di trecento chiese in città. È il periodo d'oro del Barocco napoletano, appena preceduto dalla presenza di Caravaggio, che stravolge la pittura napoletana cinquecentesca. L'eruzione del Vesuvio (1631), la rivolta popolare di Masaniello contro le gabelle (1647) e la devastante peste del 1656 sono gli scenari della formidabile pittura naturalistica dei caravaggeschi (Battistello, Stanzione, Ribera, Vaccaro) e della decorazione, bizzarra e fantasiosa, di Cosimo Fanzago, che con i suoi intarsi marmorei policromi riveste quasi tutte le più importanti chiese cittadine.

La dinastia borbonica a Napoli

Durante tutto il XVIII secolo, cominciato con la dominazione del viceregno asburgico dal 1707 al 1734 e proseguito con l'arrivo dei Borboni, Napoli vive un momento particolarmente felice per l'abbellimento di molti palazzi signorili. Carlo di Borbone (dal 1734), sebbene in assenza di un progetto di rinnovamento globale della città, avvia una serie di interventi civili: l'ampliamento con i nuovi apparati decorativi di Palazzo Reale, la fondazione del Teatro San Carlo e delle nuove regge di Capodimonte, Portici e Caserta, e l'ambizioso progetto affidato a Ferdinando Fuga (1751) di un grande edificio per scopi assistenziali, l'Albergo dei Poveri. Carlo di Borbone lascerà la reggenza di Napoli nel 1759 per diventare re di Spagna, affidando il regno al piccolo Ferdinando di soli otto anni. Nella seconda metà del secolo si proseguono i cantieri già iniziati e l'aristocrazia, su emulazione della corte borbonica, si fa promotrice, nelle nuove ville a Chiaia e Posillipo, di quelle arti decorative dal gusto raffinato ed esigente: Francesco Solimena (1657-1747) e Francesco De Mura (1694-1782), i pittori più richiesti dalla committenza, sono circondati da una nutrita schiera di artigiani delle "manifatture reali", quali quelle delle porcellane, degli arazzi, delle pietre dure, delle sete diSan Leucio e della nascente arte presepiale.
Napoli

La dinastia borbonica viene interrotta dalla breve Repubblica Partenopea (1799) e dal decennio francese (1806-1815), indelebili momenti che lasciano segni sulla cultura e le scienze (come la fondazione dell'OrtoBotanico), lo sviluppo delle arti, la creazione di nuove strade urbane (come quelle verso Posillipo e Capodimonte). Il fenomeno del Grand Tour, termine generico per indicare il viaggio di formazione compiuto dagli aristocratici e dai ricchi borghesi stranieri in Italia, ha in Napoli una meta privilegiata, anche grazie alla curiosità suscitata dalle scoperte archeologiche di Ercolano (1738) e Pompei (1748): i taccuini di viaggio di Goethe e Stendhal, i disegni di Pitico (che non lascerà più la città e darà il via alla scuola di Posillipo), i soggiorni dei pittori romantici CamilleCorot e William Turner, sono solo un rapido accenno al grande movimento culturale che influenzerà anche la produzione artigianale e artistica. Dopo i temi tanto praticati del paesaggio locale, nelle diverse interpretazioni della Scuola di Posillipo (Giacinto Gigante e i Palizzi in testa) e Resina (con Marco de Gregorio e Giuseppe de Nittis), dagli anni 1860-1880 si apre la strada al realismo pittorico di Domenico Morelli, Gioacchino Toma e Teofilo Patini i cui motivi prediletti sono la denuncia sociale e i rinvii alla storia, alla letteratura e al teatro.

Intanto, nel 1860, dal balcone del vanvitelliano Palazzo Dona d'Angri, Garibaldi proclamava l'annessione delle province meridionali al Regno Sabaudo. Alla fine dell'Ottocento si attuano molti progetti in parte recuperati da idee precedenti. In seguito alle epidemie di colera (1837, 1854. 1884) il "Piano di Risanamento" decide di sventrare alcuni quartieri cittadini nel tentativo di bonificare il "ventre di Napoli" mediante la creazione di ampie strade; dopo anni di progetti (1889-1894), contrastati dalla classe intellettuale del tempo che si opponeva all'abbattimento indiscriminato, si realizzò, tra gli altri interventi, il "Rettifilo" (Corso Umberto I), una grande strada di collegamento tra la stazione e il palazzo della Borsa, col sacrificio di molte strutture antiche tra cui chiese e fondaci.

Napoli: il Novecento

Dopo molti interventi "modernisti" e rappresentativi della politica degli anni Trenta e Quaranta del XX secolo, come la Stazione marittima, la Mostra d'Oltremare e il Palazzo delle Poste, Napoli subisce gravi perdite con i bombardamenti aerei dal 1940 al 1943; al dopoguerra, all'affrettata ricostruzione della città, caduta nelle mire affaristiche della speculazione edilizia, farà seguito il terremoto del 1980 che infierisce una volta di più sui monumenti.

L'architettura e l'urbanistica della seconda metà del Novecento, con la mancata attuazione dei piani regolatori, certamente lascia gravi incongruenze alla città. Questo non accade per le arti figurative o espressive, in grande fermento già dall'inizio del secolo: dal 1909 nascono i primi movimenti contro l'arte accademica come la "Secessione dei ventitré", ispirati ai gruppi di Vienna e Monaco; le successive avanguardie, come il Gruppo Sud (1946), il M.A.C. (Movimento Arte Concreta, 1950), il Gruppo 58 e le nuove tendenze informali, generano molte sperimentazioni creative tutte accomunate dalla necessità di aggiornare il dibattito artistico ai più moderni linguaggi internazionali. Questo rinnovamento confluirà nell'apertura di grandi spazi museali dedicati all'arte contemporanea allo scopo di far conoscere a un pubblico sempre più vasto le attuali tendenze artistiche: la Galleria dell'Accademia di Belle Arti, di fondazione settecentesca, dove oltre alle sale dedicate all'arte antica e all'Ottocento, ampio spazio è dedicato al Novecento; e la fondazione di attrezzati centri sulle arti contemporanee come il Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) e il Museo Madre.

Di seguito, se vi va, potete leggere alcune nostre considerazioni sui bed and breakfast a Napoli.
Tariffe e Offerte

Prenota dal nostro sito miglior prezzoe ti garantiamo la tariffa più bassa di Internet!

Offerta del momento miglior prezzo

Al momento non ci sono offerte in corso.

Bassa stagione 10 gennaio - 28 febbraio
3 novembre - 5 dicembre

Singola € 40
Doppia uso singola € 45
D.u.s. superior € 50
Doppia € 70
Doppia superior € 80
Tripla € 90
Tripla superior € 100
Quadrupla superior € 140

Media stagione marzo e agosto

Singola € 40
Doppia uso singola € 50
D.u.s. superior € 55
Doppia € 75
Doppia superior € 85
Tripla € 100
Tripla superior € 110
Quadrupla superior € 140

Alta Stagione
6 dicembre - 9 gennaio
1 aprile - 31 luglio
1 settembre - 2 novembre

Singola € 40
Doppia uso singola € 55
D.u.s. superior € 60
Doppia € 85
Doppia superior € 95
Tripla € 110
Tripla superior € 130
Quadrupla € 160

Tel.(+39) 081 5529124

Contattaci
I servizi del nostro Bed and Breakfast a Napoli

Servizi inclusi:

  • Breakfast
  • Aria condizionata in camera
  • Riscaldamento in camera
  • Phon in camera
  • Deposito bagagli
  • Pulizia giornaliera
  • Cambio biancheria
  • TV satellitare
  • DVD / HI-FI in camera
  • Bagno privato
  • Telefono
  • Servizio FAX
  • Internet Point
  • Wireless Access Point
  • Accesso ai disabili
  • Box di sicurezza in camera
  • Carte di credito accettate:
    visamastercardmastercard

Servizi extra:

  • Lavanderia
  • Garage (18-25€ / gg)
  • Visite guidate
  • Autonoleggio
  • Taxi per aeroporto e stazione
bed and breakfast Napoli raccomandato dalla Routard
Bed and Breakfast Napoli Social



Contattaci